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La 56esima edizione di Santarcangelo Festival è l’invito a un’esperienza immersiva. In deep pressures la vicinanza corporea e il tatto diventano una possibilità per affrontare il presente

Martedì 19 maggio a Bologna si è svolta la conferenza stampa di presentazione dell'edizione 2026

Data :

19 maggio 2026

La 56esima edizione di Santarcangelo Festival è l’invito a un’esperienza immersiva. In deep pressures la vicinanza corporea e il tatto diventano una possibilità per affrontare il presente
Municipium

Descrizione

Dal 3 al 12 luglio 2026 è in programma la 56esima edizione di Santarcangelo Festival: deep pressures. La rassegna, multidisciplinare e diffusa a Santarcangelo di Romagna, diretta per il quinto e ultimo anno dal curatore, drammaturgo e critico polacco Tomasz Kirenczuk, trasformerà per dieci giorni il borgo romagnolo in una “città-festival”, attraverso lo sguardo di 35 compagnie italiane e internazionali, 22 delle quali in prima nazionale, per oltre un centinaio di proposte spettacolari e 9 dj set a Imbosco fino a tarda notte.


“Mi piace pensare a questa edizione come a un momento di respiro comune” afferma Tomasz Kirenczuk, “un momento di rottura, pausa, presenza e intensità, dove incontrare prospettive diverse con cui pensare la contemporaneità e il futuro. Un futuro che ritrovi forza nella diversità e che non la escluda. Credo che un festival come quello di Santarcangelo abbia un ruolo pubblico importante: interrogare le nostre abitudini, porre dubbi dove abbiamo troppe sicurezze”.


"Santarcangelo Festival è uno dei patrimoni culturali più preziosi dell'Emilia-Romagna e del Paese intero” dichiara Gessica Allegni, Assessora a Cultura della Regione Emilia-Romagna. “Cinquantasei anni di ricerca, sperimentazione e coraggio artistico che hanno fatto del borgo romagnolo un punto di riferimento riconosciuto a livello internazionale. La Regione sostiene con convinzione questa manifestazione, perché crediamo che i festival come questo abbiano un ruolo pubblico insostituibile: interrogare le nostre abitudini, aprire spazi di pensiero e di esperienza, tenere viva la capacità collettiva di immaginare il futuro in modo diverso. Deep pressures, il tema scelto da Tomasz Kirenczuk per questa 56esima edizione, parla direttamente al tempo che viviamo: un presente schiacciato da pressioni geopolitiche, sociali ed economiche sempre più pesanti, a cui il Festival risponde con la prossimità, il contatto, la vicinanza tra corpi e tra persone. Ancora prima di una scelta artistica, è un modo di abitare il mondo. 
Questa è anche l'ultima edizione di Kirenczuk come direttore artistico, e voglio ringraziarlo per il lavoro straordinario compiuto in questi cinque anni: ha saputo costruire un festival capace di tenere insieme rigore intellettuale e apertura, ricerca e comunità. Un lascito importante, su cui Santarcangelo potrà continuare a costruire." 


Dichiara Filippo Sacchetti, Sindaco del Comune di Santarcangelo di Romagna: “Questa 56esima edizione rappresenta una tappa significativa per Santarcangelo Festival. Il quinquennio che si sta concludendo sotto la direzione di Tomasz Kirenczuk, traccia un percorso importante, che ha fatto crescere il Festival e assieme la nostra città. La sua ricerca artistica ha indagato valori fondanti della nostra comunità, affrontando temi di grande attualità per il mondo dell'arte e della cultura, specchio delle riflessioni quotidiane di chi amministra un territorio. Ripercorrendo il suo mandato ripenso al primo anno quando, per il suo esordio, ha voluto l’installazione di una tavola rotonda in Piazza Ganganelli. Quel simbolo potente di condivisione e confronto, giunto alla fine della pandemia, ha richiamato la centralità dello spazio pubblico e la necessità dell’interrogarsi sull’essere collettività; una visione che, oggi possiamo dire, ha fatto da preludio all’evoluzione di tutto il suo lavoro. Con la sua curatela, Kirenczuk ci ha invitato a riflettere su disuguaglianze, ingiustizie e sfruttamento e a chiederci dove sia il limite invalicabile. Ci ha condotto a interrogarci su cosa significhi essere un insieme, una collettività. Ci ha esortato a non arrenderci al presente e a trasformarci insieme come comunità. Credo che abbia saputo magistralmente interpretare uno dei tratti salienti del nostro Festival, che nel tempo ha contribuito a scrivere la storia di Santarcangelo grazie allo sforzo corale di artiste e artisti che ogni anno, da 56 anni, trasformano l’intera città in un grande palcoscenico. Con questa edizione conclude il suo incarico di direttore artistico con il migliore degli auspici: reagire alla pressione del contesto attuale non come singoli, ma come collettività. A lui va il nostro augurio di proseguire nel proprio lavoro con la stessa passione ed energia con cui ha diretto il nostro Festival.”


In un presente schiacciato da forti pressioni, in un clima geopolitico sempre più complicato e preoccupante, deep pressures vuole essere una dichiarazione di metodo: un andare più a fondo, anno dopo anno, nelle pratiche femministe, queer, antirazziste e decoloniali, ma anche un invito a un’esperienza immersiva, intensa e travolgente. La pressione diventa così un esercizio condiviso in cui il contatto fisico, la vicinanza, il movimento del corpo, la danza e la performance, sono il modo di sentire realmente l’altro. Anche quest’anno il Festival popolerà strade, piazze, teatri, cortili, spazi inconsueti e addirittura la stanza di un albergo, configurandosi come un dispositivo continuo in cui è possibile entrare e restare, lasciandosi trasformare. 


Il programma, attraversato da proposte interdisciplinari di artiste e artisti per la prima volta in Italia, è vario nelle forme e nei contenuti. Verranno ospitate pratiche intense, lontane dai codici più riconosciuti, oltre una visione eurocentrica. Proprio l’incapacità di decodificare ogni segno estetico e culturale potrà rendere l’esperienza più radicale, e paradossalmente più accessibile. Il Festival diventa così uno spazio in cui l’esperienza precede l’interpretazione: un luogo in cui ciò che non è immediatamente decifrabile può comunque essere sentito, condiviso, attraversato.


Le pressioni, plurali, a cui allude il titolo scelto per questa edizione, sottolineano la necessità di attraversare la complessità del presente, rifiutando ogni binarismo e semplificazione. Il programma di Santarcangelo Festival 2026 è dunque dominato da opere che utilizzano strumenti teatrali, coreografici e installativi, rifiutando una lettura superficiale della realtà. In questa tensione tra politico e sensibile, tra sistema e corpo, si muovono le artiste e gli artisti invitati a Santarcangelo Festival 2026.
La creazione artistica diventa denuncia nel lavoro del danzatore e coreografo Ali Chahrour, che fa di Beirut il centro e il punto di partenza della propria ricerca artistica. When I Saw the Sea (Teatro A. Galli di Rimini, 9 luglio) intreccia danza, musica e canto per raccontare le vite delle lavoratrici domestiche migranti in Libano e gridare al mondo il sistema della kafala, tra sfruttamento, esilio e desiderio di libertà. L’evento è realizzato in collaborazione con la Sagra Musicale Malatestiana per il Comune di Rimini, nel programma di Percuotere la mente. La propria biografia, intrecciata di violenza, è il punto di partenza anche del lavoro delle artiste palestinesi Nur Garabli e Marah Haj Hussein (già apprezzata a Santarcangelo Festival 2025). Nel lavoro In relation to whom? ؟ةحاترم il corpo diventa spazio di trasmissione, memoria e resistenza, attraversando le contraddizioni della Palestina occupata (Teatro Il Lavatoio, 3, 4 e 5 luglio). La necessità di autodifesa e una riflessione sull’aggressività sono al centro di CLAP & SLAP (C’entro Supercinema, 4 e 5 luglio), performance che parte dall’identità e dall’esperienza politica dei suoi protagonisti, la lituana Agniete Lisičkinaitė e l’artista bielorusso esiliato in Polonia Igor Shugaleev, entrambi già ospiti del Festival, per esplorare la tensione complessa e paralizzante emersa nell’Europa orientale. Con Machito l’argentino Martín Soria attraversa la tradizione della danza andina del Caporal per mettere in discussione il sistema binario di genere imposto dalla cultura occidentale e coloniale. Fonte d’ispirazione sono las machitas: gruppi di donne, principalmente lesbiche, che hanno iniziato a indossare elementi del costume maschile e a eseguire passi tradizionalmente associati agli uomini, adattandoli alla propria energia (Imbosco, 10, 11 e 12 luglio).


Guardare il mondo con profondità presuppone uno sguardo polifonico e non lineare del passato. Significa accettare che non ci sia una sola versione della Storia, ma che coesistano memorie, temporalità e punti di vista. 
Questo contraltare alla narrazione dominante secondo una prospettiva decoloniale è presente in Homem Novo dell’artista mozambicano Yuck Miranda. La performance (in scena con doppia replica il 5 luglio presso il Teatro Petrella di Longiano) mette in scena la sofferenza e la trasformazione forzata delle persone rinchiuse nei cosiddetti campi di rieducazione nel Mozambico post-indipendenza. Come suggerisce il titolo, spinge alla riflessione urgente su cosa significhi essere un “buon cittadino” e soprattutto su chi abbia il potere di definirlo. Con il sostegno di FONDO 2025/26, Wissal Houbabi porta avanti una ricerca sulla tradizione orale e la sua trasformazione in poesia performativa contemporanea. Con SAWT, presentato in forma di studio, indaga la pratica rituale dell’Aita, antico canto poetico marocchino, intrecciando voce, esilio, memoria, in una ricerca che attraversa dolore, resistenza e identità diasporiche, fino a trasformare il grido in affermazione di esistenza (Parco Baden Powell, 7 e 8 luglio).


L’ecologia in questa prospettiva smette di essere “tema”, ma diventa vero e proprio strumento per indagare la realtà e le pratiche artistiche diventano così strumenti di ascolto e di attraversamento del paesaggio, capaci di interrogare le tensioni tra umano e non umano, memoria e trasformazione, presenza e territorio.
Harald Beharie, coreografo norvegese di origine giamaicana, torna al Festival con Undersang, una performance che assume la forma di un rituale immerso nella natura, presso L’arboreto - Teatro Dimora di Mondaino (10, 11 e 12 luglio). Il bosco e con le sue presenze magiche sono di ispirazione per Fey, il nuovo lavoro di Violetta Cottini presentato al Festival (Parco Baden Powell, 7 e 8 luglio) in forma di studio. Cottini, artista che lavora tra performance e pratiche di ricerca transdisciplinari, indagando il fantastico, le mitologie minori e le forme di percezione laterale, è sostenuta dalle azioni del network FONDO per l’annualità 2025/26. Temi come l’estrattivismo e l’ecologia sociale, collegati a pratiche collettive, sono portati avanti anche dall’artista Tea And, a Santarcangelo 2026 con il suo nuovo lavoro DAMN!, performance site-responsive che attraversa le contraddizioni delle politiche energetiche contemporanee risalendo simbolicamente il percorso dell’elettricità: da un semplice bicchiere d’acqua fino alle grandi dighe idroelettriche dell’Alta Valle Seriana (Parco Baden Powell, 10, 11 e 12 luglio). 


Nelle pratiche performative attuali, il corpo è trattato come uno spazio in cui si materializzano le tensioni sociali, politiche ed economiche contemporanee. Non è soltanto un veicolo di identità, ma un territorio su cui agiscono meccanismi di potere: norme, discipline, regimi di visibilità, controllo e violenza.
Melissa Ghazale, aka Malice, artista visiva, performer e ricercatrice libanese, in Sorry, This Was Meant to Be Funny (C’entro Supercinema, 9, 10 e 11 luglio) esplora le sfumature della risata. Una stand-up tragedy che riposiziona l’umorismo come atto politico. Anche la ricerca artistica di Ndoho Ange scaturisce da un tessuto culturale plurale, muovendosi tra hip-hop, rito e ancestralità. La platea circolare del Teatro Petrella di Longiano (9, 10 e 11 luglio) sarà il luogo dove andrà in scena Welcome to My Jungle, un rituale contemporaneo in cui la musica apre l’accesso a uno stato di trance e riattiva una memoria corporea profonda.


Ancora in programma artiste e artisti per cui il corpo non è esclusivamente medium di espressione, ma anche spazio di negoziazione, vulnerabilità e interdipendenza. 
Torna, dopo il grande successo di This resting, patience nell’edizione 2025, Ewa Dziarnowska, coreografa e danzatrice polacca con base a Berlino. Sarà a Santarcangelo con la prima restituzione di Like It Is, studio per un nuovo progetto che debutterà nell’autunno 2027. Attraverso una coreografia costruita per frammenti, sedimentazioni e desideri, il lavoro rifiuta una narrazione lineare per aprire uno spazio di attenzione e percezione, in cui il tempo si dilata e l’esperienza prende forma oltre l’interpretazione (ITSE Molari, 11 e 12 luglio). Sempre sul terreno di identità instabili e corpi attraversati dal desiderio si muove anche Wojciech Grudzinski con CUTE & AWKWARD (Teatro Il Lavatoio, 9 e 10 luglio), una sorta di lavoro gemello di THREESOME, presentato a Santarcangelo nel 2025. In questo “solo eseguito in due”, la pista da ballo diventa uno spazio magnetico e sonnambolico, attraversato da memorie queer, esitazioni e continue trasformazioni identitarie. Bast Hippocrate, artista queer svizzero afrodiscendente, le cui creazioni si pongono al crocevia tra danza, performance e narrazione, porta al Festival Joyaux Lourdement Sous-estimés, una favola d’amore gay che mette in discussione le norme e le aspettative imposte dalle strutture eteronormative della coppia (ITSE Molari 3, 4 e 5 luglio). Sugli stessi argomenti, e sulla possibilità di forme diverse di relazione, verte la performance dell’emiliana Giorgia Lolli, BODY SWEATS (for Elsa), omaggio alla poetessa e artista d’avanguardia Elsa von Freytag-Loringhoven, figura centrale delle origini del movimento Dada. In scena a Imbosco l’8 e il 9 luglio, fondendo l’unione di danza, lecture performance e workout: il sudore, richiamato nel titolo, sarà una via per esplorare l’intrecciarsi di fatica e piacere. La creazione artistica emerge dalla propria storia personale anche in Abracadabra di Francesca Pennini / CollettivO CineticO (C’entro Supercinema, 10 e 11 luglio): una riflessione sul corpo come luogo instabile, vulnerabile, attraversato da malattia, inciampo, crisi, ma anche da una potente capacità di rigenerazione. Stefania Tansini presenta al Festival Madeleine, in prova aperta presso L'arboreto - Teatro Dimora di Mondaino il 5 luglio. Un affondo sul ricordo che, collegandosi alla famosa madeleine proustiana, indaga come le esperienze sensoriali possano far collassare passato e presente, risvegliando corpi non addomesticati. 


Il corpo diventa così sia strumento d’azione sia archivio di esperienze, portatore di memoria della violenza, dello sradicamento, della disciplina, ma anche della solidarietà e dell’immaginazione collettiva. Nelle pratiche artistiche contemporanee, la resistenza assume spesso forme non eroiche, fragili e ambivalenti. Al posto di confronti spettacolari emergono strategie di perseveranza, sopravvivenza, ironia, spostamento o rifiuto.
In SHOUT TWICE (ITSE Molari, 7, 8 e 9 luglio) il grido diventa gesto collettivo di trasformazione, forza motrice capace di unire movimento, suono e relazione con il pubblico. Il lavoro è portato in scena da Mélissa Guex, performer e coreografa attiva in Svizzera, insieme a Katerina Andreou, coreografa, danzatrice e compositrice nata ad Atene e attiva in Francia, attraverso una drammaturgia frammentata fatta di impulsi, accumuli e intensità crescenti. In una prospettiva simile si pone il lavoro di Jana Jacuka, coreografa e performer lettone. Chiamato in modo onomatopeico HA, esplora la performatività del riso, trasformando la voce in uno strumento coreografico che si estende al corpo (ITSE Molari 3, 4 e 5 luglio). Al contrario, the wizard is not real dell’artista svizzera lisa laurent, si concentra sul pianto e in una connessione profonda con il pubblico propone un viaggio poetico e grottesco attraverso la tristezza, nel tentativo di superare il dolore senza cristallizzarlo (Teatro Il Lavatoio 7, 8 e 9 luglio). Mehdi Dahkan, coreografo e performer marocchino, in KMs OF RESISTANCE esplora l’atto primario del respiro come forma di resistenza e attivazione dell’azione collettiva, come spazio di identità e appartenenza. Sarà possibile assistere alla performance presso il Parco Baden Powell (3, 4 e 5 luglio) e a San Marino (7 luglio). ROSSOCREPA di Sara Sguotti è una ricerca sulle fratture interne ed esterne che il corpo femminile è chiamato ad accogliere. Il lavoro verrà presentato al Festival in anteprima (ITSE Molari, 9 luglio) per poi debuttare al Festival OperaEstate di Bassano. Anche Catol Teixeira, dal Brasile e per la quarta volta a Santarcangelo, presenta una pratica che celebra l’incompiuto, dove il corpo diventa archivio di movimenti. ODE si dispiega come una danza dedicata agli scarti, alle fratture e alle trasformazioni (ITSE Molari,10,11 e12 luglio). Il duo artistico formato da Gaetano Palermo e Michele Petrosino creerà un’installazione site-specific grazie alle azioni di blOOm, network dedicato alle creazioni one-on-one. Stanza (Santarcangelo), ospitato dal 7 al 12 luglio presso il Ristorante Albergo Zaghini, è una performance durational il cui il performer abita una camera in uno stato di volontario abbandono a occhi chiusi, e in cui il pubblico, uno alla volta, è invitato a entrare per un tempo limitato. In questa soglia tra intimità ed esposizione, il lavoro interroga il sonno come condizione di vulnerabilità condivisa ma anche come figura critica del presente.


Piazza Ganganelli, la piazza centrale di Santarcangelo e da sempre cuore pulsante del Festival, sarà la cornice di tre performance che si nutrono della vicinanza del pubblico. 
Ritroviamo Wojciech Grudzinski che, con BOW  prosegue la sua ricerca sulla natura dell’inchino, presentata a Santarcangelo nel 2023. Grudzinski amplia la riflessione coinvolgendo direttamente il pubblico, concentrandosi sulle dinamiche di potere e sulla relazione tra audience e performer (3, 4 e 5 luglio). Il 10 luglio andrà in scena BSTRD di Katerina Andreou, performance solista che mette in discussione l’idea di purezza identitaria e celebra la forza dell’ibridazione. Attraversato da influenze che spaziano dalla cultura club alla danza contemporanea, il corpo diventa uno spazio instabile e in continua trasformazione, in cui gesto, ritmo e presenza sfuggono a ogni definizione univoca. Infine, l’11 e 12 luglio, Mélissa Guex, insieme ad Alberto Malo e Louis Schild, porta in piazza LOUD GOODBYE, un lavoro ibrido, una performance-concerto per basso, batteria e performer che intreccia musica e coreografia in una pratica collettiva dell’ascolto e del congedo. Attraverso partiture fisiche e musicali costruite sulla ripetizione, il lavoro riflette sulla fragilità del restare insieme. 

 


Il Festival presenterà inoltre Nulla di ciò che forma un corpo, un lavoro a partire da Romeo and Juliet di William Shakespeare (Teatro Petrella di Longiano, 7 luglio), esito del laboratorio Let’s Revolution! a cura di Teatro Patalò, e Come un giardino (C’entro Supercinema, 7 luglio), spettacolo conclusivo del percorso della non-scuola del Teatro delle Albe / Zoe Teatro, entrambi frutto di quattro mesi di lavoro con i ragazzi e le ragazze delle scuole medie e superiori di Santarcangelo. 


A C’entro Supercinema, la sala cinematografica di Santarcangelo, si terranno inoltre due proiezioni legate ai temi centrali nella programmazione del Festival. [ÒDIO] (4 luglio, con una replica il 9 luglio a Rimini presso Casa Madiba), un film-documentario creato da Motus su un testo collettivo per una riflessione sulla violenza imperante oggi, un’indagine con giovani di diverse nazionalità e background culturali che va a completare la lunga ricerca di Motus sul romanzo “Frankenstein”. Palestina 36 (12 luglio) della regista Annemarie Jacir, un kolossal storico che parla all’oggi, raccontando la Grande Rivolta Araba del 1936 contro il Mandato britannico. La proiezioni avviene in collaborazione con Rimini con Gaza. 


Imbosco è il luogo dove il Festival prosegue dopo il calare della notte. Un tendone da circo ai piedi del Parco Cappuccini che, anche in questa 56esima edizione, grazie alle azioni di SPA Festival – progetto sostenuto da Creative Europe, si trasforma in uno spazio dedicato alla distensione, senza perdere la propria anima accogliente fatta di musica, incontro e ballo. In linea con la riflessione di deep pressures sulla cura come pratica di resistenza, rigenerazione e costruzione di comunità, Imbosco accoglie artiste e artisti che interrogano il corpo come luogo di accudimento, vulnerabilità e relazione, immaginando forme di vicinanza e trasmissione anche oltre il contesto performativo. 
In questa ottica torna il collettivo KEM, gruppo indipendente interessato a pratiche femministe ed ecologie queer, la performer e dj Bunny Dakota del collettivo romano Industria Indipendente e la formazione romagnola Parini Secondo. Si aggiunge Krzysztof Baginski, dj e artista polacco già ospite al Festival per Alex Baczynski-Jenkins ed Ewa Dziarnowska. I suoi set sono guidati da una passione per le basse frequenze e per gli stati di trance nella musica.


"Anche per questa edizione di Santarcangelo Festival – afferma Giuseppe Gagliano, Direttore Centrale Comunicazione e Relazioni Esterne del Gruppo Hera – rinnoviamo il nostro sostegno ad un evento che, giunto alla sua 56esima edizione, mette al centro il corpo, la relazione e il dialogo con il presente. Il tema 2026, deep pressures – pressioni profonde  – ci invita a un'esperienza immersiva in cui il contatto fisico e la vicinanza diventano strumenti per affrontare le complessità del nostro tempo. Come Gruppo Hera sosteniamo ogni anno più di 100 manifestazioni culturali, convinti che la cultura sia un motore essenziale per la qualità della vita e per la valorizzazione dei territori in cui operiamo. Il nostro obiettivo non è solo affiancare iniziative di alto profilo artistico, ma renderle accessibili e trasformarle in occasioni di incontro e socialità, capaci di rafforzare nei cittadini un senso autentico di appartenenza alla propria comunità. Santarcangelo Festival incarna perfettamente questo spirito: un dispositivo culturale aperto, diffuso nel cuore di un borgo medievale, in cui le arti performative diventano uno spazio condiviso per confrontarsi con la realtà del nostro tempo."
 
Afferma Amalia Maggioli, Consigliere Delegato Commerciale, Marketing, Estero del Gruppo Maggioli "Sostenere Santarcangelo Festival da oltre vent’anni significa per il Gruppo Maggioli rinnovare un legame profondo con il territorio e le comunità che lo abitano, nonché promuovere una visione della cultura come spazio di relazione e ascolto. Il titolo di questa edizione, deep pressures, invita a guardare a fondo le pressioni che attraversano il nostro presente: sociali, economiche, politiche, ambientali, ma anche profondamente umane. Come Gruppo, riconosciamo in questo percorso molti dei valori che guidano il nostro impegno quotidiano: la prossimità e l'attenzione alle persone, il prendersi cura delle fragilità, la capacità di ascoltare bisogni complessi e trasformarli in risposte concrete. In un tempo che spesso costruisce distanze, il Festival afferma invece la forza della vicinanza, del corpo, della relazione e della condivisione. È una prospettiva che sentiamo vicina: perché innovare, per noi, significa anche contribuire a costruire comunità più inclusive, consapevoli e capaci di prendersi cura delle persone.”

 


Santarcangelo Festival è realizzato dall’Associazione Santarcangelo dei Teatri grazie al Comune di Santarcangelo di Romagna, al Comune di Rimini, ai Comuni di Longiano, Poggio Torriana, Sogliano al Rubicone e alla Repubblica di San Marino; sostenuto da Unione Europea, Ministero della Cultura, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Regione Emilia-Romagna, Visit Romagna, Camera di Commercio della Romagna – Forlì-Cesena e Rimini e dai partner Gruppo Hera, Gruppo Maggioli


Santarcangelo Festival è realizzato in collaborazione con Adam Mickiewicz Institute, Ambasciata della Repubblica di Lituania nella Repubblica Italiana, Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi, European Festival Fund for Emerging Artists – EFFEA, Fondazione Nuovi Mecenati – Fondazione franco-italiana di sostegno alla creazione contemporanea, Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, Fonds Podiumkunsten (Performing Arts Fund NL), Istituti Culturali della Repubblica di San Marino, Istituto di Cultura Lituano, Istituto Polacco di Roma, Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Repubblica di Polonia, Onassis Stegi – Touring Program


si ringrazia ATER Fondazione per la preziosa collaborazione


Santarcangelo Festival è partner di R.O.M Residencies on the move e SPA Festival finanziati da Europa Creativa


Biglietteria
biglietti a 15€, ridotto 13€
riduzioni per under 26, Soci Coop, Soci Proloco e Start Romagna 
(titolari di Smart Card Unica, abbonati annuali o mensili, possessori di biglietto di corsa semplice per raggiungere Santarcangelo durante i giorni dell’evento.)
  
abbonamento intero: 60€ (5 spettacoli) | abbonamento under 26: 50€ (5 spettacoli)
contatti: biglietteria@santarcangelofestival.com
tel. 0541 626185


Info
www.santarcangelofestival.com
info@santarcangelofestival.com
tel. 0541 626185 

Ultimo aggiornamento: 19 maggio 2026, 14:31

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